Invenzioni a tre voci

anno 2014 durata 60'

Transiti Humanitatis #1
INVENZIONI A TRE VOCI

nuova creazione
Prima assoluta 15 giugno 2014
Teatro Garibaldi/Unione dei Teatri d’Europa, Palermo

da un’idea di Nello Calabrò e Roberto Zappalà
coreografia e regia Roberto Zappalà

musiche:

Johann Sebastian Bach 

interpreti:

danza Maud de la Purification, Gioia Maria Morisco Castelli, Valeria Zampardi
al pianoforte Luca Ballerini
alla viola Adriano Murania

luci e costumi Roberto Zappalà
direttore tecnico
Sammy Torrisi
produzione e tour manager Maria Inguscio

il progetto Transiti Humanitatis è una produzione
compagnia zappalà danza – Scenario Pubblico international choreographic centre Sicily
in collaborazione con
Teatro Garibaldi/Unione dei Teatri d’Europa (Palermo)
Impulstanz (Vienna)
Teatro Comunale di Ferrara

Transiti humanitatis, il nuovo progetto della Compagnia Zappalà Danza, che avrà il suo esito finale nell’autunno 2015 con la produzione “I am beautiful”, giunge al suo primo approdo con “Invenzioni a tre voci”, in prima assoluta a Palermo al Teatro Garibaldi/Unione dei Teatri d’Europa il 15 giugno 2014.
Le “invenzioni” e le “voci” sono rispettivamente quelle di J.S.Bach eseguite dal vivo dal pianoforte, dal violino e dalle tre danzatrici protagoniste della creazione.
L’immobilità del corpo femminile, il suo essere punto di riferimento di buona parte dell’arte pittorica occidentale, si trasforma e trasfigura nel corpo, (nei corpi), in movimento plasmati dal coreografo.
Per Zappalà mettere a nudo il corpo della donna, ovviamente non solo nel senso letterale, equivale a mettere a nudo il cuore umano; vuol dire rivelare le illusioni e gli inganni che, quasi sempre, lo sguardo maschile ha messo in campo quando l’oggetto della visione è stato la donna e il corpo femminile.
È a partire dal corpo, in questo caso della donna/danzatrice che tutto incomincia e nel quale tutto si consuma ed esaurisce.
Appropriandosi delle riflessioni di John Berger e dei versi di Wislawa Szymborska, Zappalà propone una riflessione non sulla condizione femminile ma sull’immaginario. Immaginario prodotto dalla bellezza femminile e dal suo corpo, al contempo protagonista e vittima. Ovviamente lo fa attraverso la danza; una danza che ha la sua grammatica e la sua sintassi nei nervi e nelle giunture, nei fremiti e nei sussulti del corpo delle tre danzatrici/invenzioni.
Una danza che si appropria concettualmente del verso del poeta polacco Jan Twardowski quando dice che “occorre avere un corpo per trovare un’anima” (1).

1) Da “Soltanto” di Jan Twardowski