LA NONA

anno 2015 durata 90'

/ dal caos, il corpo

PREMIO DANZA&DANZA 2015 “PRODUZIONE ITALIANA DELL’ANNO”

3° step del progetto Transiti Humanitatis


PRIMA ASSOLUTA
20| 21| 22| 23| 24| 26| 27 maggio 2015
Teatro Massimo Bellini di Catania

musiche
Ludwig Van Beethoven
Sinfonia n°9 op.125
nella trascrizione per due pianoforti di Franz Liszt

coreografie e regia
Roberto Zappalà

drammaturgia
Nello Calabrò

pianisti
Luca Ballerini, Stefania Cafaro

controtenore
Riccardo Angelo Strano

interpretazione e collaborazione

i danzatori della Compagnia Zappalà Danza:
Maud de la Purification, Filippo Domini, Alain El Sakhawi,
Marco Mantovani, Sonia Mingo, Gaetano Montecasino,
Gioia Maria Morisco Castelli,  Adriano Popolo Rubbio,
Fernando Roldan Ferrer, Claudia Rossi Valli, Ariane Roustan,
Valeria Zampardi

assistente alla coreografia
Ilenia Romano

progetto Transiti Humanitatis
produzione:
compagnia zappalà danza / scenario pubblico international choreographic centre Sicily
in collaborazione con:
Teatro Garibaldi / Unione dei Teatri d’Europa (Palermo)
ImPulsTanz – Vienna International Dance Festival
Teatro Comunale di Ferrara
Teatro Massimo Bellini di Catania

Con La Nona, “Transiti humanitatis”, il progetto della Compagnia Zappalà Danza, si arricchisce di un nuovo e importante tassello.
Dopo “Invenzioni a tre voci”, creazione dedicata alla donna, e “Oratorio per Eva”, omaggio alla figura simbolica di Eva, l’ultima sinfonia di Beethoven è la fonte d’ispirazione per il nuovo spettacolo della compagnia. La musica utilizzata non sarà la versione originale per coro, solisti e orchestra ma la bellissima trascrizione per due pianoforti che ne ha fatto Liszt. E in scena, insieme ai due pianisti Luca Ballerini e Stefania Cafaro e a undici danzatori della compagnia, anche il controtenore Riccardo Angelo Strano.

È sempre a partire dal corpo e dalle sue “storie” che Zappalà propone una riflessione sull’uomo e sull’umanità; sulla sua condizione di perenne conflitto e sulle speranze di solidarietà e fratellanza universale.L’umanità in transito è un’umanità in movimento; movimento è il contrario di immobilità, di immutabilità, di idee assolute e di assenza di dubbio. Il movimento è laico, come lo spirito di Beethoven e della sua musica. E la laicità del pensiero e dei comportamenti è alla base della creazione.
L’umanità che danza nello spettacolo è un‘umanità che si sviluppa da un processo di accumulazione, da un caos primordiale (come dice il compositore Sciarrino a proposito del primo movimento della sinfonia), da una pluralità di intrecci e microstorie conflittuali e “negative”, che sfociano, nella seconda parte, nella pacificazione dell’adagio e nella gioia finale del quarto movimento.
Accostarsi alla Nona di Beethoven, anche in questa versione da “camera”, è accostarsi alla Musica per eccellenza. E se la musica non può fare a meno del silenzio, il silenzio è anche il primo e ineludibile passo dell’ascolto e quindi del riconoscimento dell’altro; e il riconoscimento reciproco dell’altro è la via per la pacificazione sperata da Beethoven.
Ai tempi del compositore con mondo e umanità si intendeva qualcosa di meno unificante di oggi. Anche se la musica della Nona è universale, “questo bacio vada al mondo intero” dice un verso dell’inno di Schiller, il “mondo” era, più o meno, l’Europa, post congresso di Vienna, che veniva fuori dalle distruzioni delle guerre napoleoniche. Oggi il mondo è globalizzato, è se ce c’è una divisione planetaria, è, brutalmente, con il mondo arabo/mussulmano. La pacificazione universale alla quale aspirava Beethoven, se fosse vivo oggi, andrebbe in questa direzione.
Forse, mai come oggi, dal dopoguerra, c’è la necessità che “questo bacio vada al mondo intero”.

“…era il primo concerto di musica classica che veniva ospitato in quel paese (Ghana). ( … ) duemila spettatori (..). e cinque o dieci che avevano studiato a Londra e avevano ascoltato qualcosa (…) Per la prima volta potevo parlare con persone che non avevano mai ascoltato una nota della nona sinfonia di Beethoven: dopo il concerto ho chiesto l’oro come l’avessero trovata, e uno mi ha risposto cosi: << Ho avuto la percezione che stesse dichiarando qualcosa di grande importanza per l’umanità’>>. Non so trovare una migliore definizione della musica di Beethoven.”
Daniel Barenboim