PERFORMANCES

Balle / Grafiche del silenzio

 
Balle – Vito Alfarano ∆
Coreografia: Vito Alfarano
Danzatori: Vito Alfarano, Arianna De Angelis Marocco, Davide Sportelli
Produzione: AlphaZTL Compagnia d’Arte Dinamica
Assistente: Arianna De Angelis Marocco
Luci: Gerardo Buzzanca
Sostituto in creazione: Danilo Smedile, danzatore Modem/CZD
Con la partecipazione dei danzatori del corso Modem della Compagania Zappalà Danza
 
 
 
“Affermazione non corrispondente al vero, falsa, detta solitamente con l’intento di ingannare”. Chi non ha mai detto una bugia? credo che non ci sia un uomo (inteso come essere umano) che non abbia mai mentito; c’è chi si giustifica dicendo che una bugia può essere a fin di bene, ma a fin di bene o no, penso che sia e rimanga sempre tale: Una bugia è una bugia! Le statistiche rivelano che mente una persona su due: si rileva che nel 70 per cento dei casi le
bugie sono indirizzate al partner, mentre il restante 30 per cento è equamente distribuito tra colleghi e amici. L’arte di raccontare menzogne, del resto, è antica quanto l’uomo. Prima o poi capita a tutti di mentire: che sia per togliersi dai guai o per fare bella figura, c’è un Pinocchio in ognuno di noi, e il confine tra la verità e la bugia spesso è davvero molto sottile. Ogni età ha le sue bugie: ne esistono di piccole e innocue (bianche) e di grandi e dannose (calunnie), e mente perfino chi finge di credere a tutte le frottole che gli vengono raccontate, per il principio del quieto vivere. Ma cosa ci spinge a dire bugie?
Generalmente la bugia è una protezione da una verità che può essere scomoda. Si dicono bugie in situazioni difficili perché è una delle vie più facili, una scorciatoia: e invece di prendersi le proprie responsabilità si nega la realtà. E’ opportuno fare una distinzione tra la bugia leggera o la mezza verità­ che spesso viene utilizzata per mantenere un equilibrio, e la bugia dannosa che può mettere a dura prova la stabilità di un rapporto. Alcuni tipi di bugie possono fare particolarmente male alle persone che ne sono colpite poiché, alla luce dei danni subiti, rischiano di comprometterne il futuro affettivo.
In linea di massima il bugiardo mente per ottenere qualcosa e lo fa senza scrupoli, noncurante delle conseguenze emotive che questo atteggiamento può avere sulle persone. Dire le bugie è una tecnica usata per influenzare, controllare e manipolare i pensieri, i sentimenti e i comportamenti degli altri. Solitamente si mente in modo spontaneo e naturale per evitare le punizioni, per paura di allontanare o perdere una persona, cercare approvazione, mantenere la privacy, evitare il conflitto, questioni di potere.
 
Una “cosa detta non vera” può avere mille facce e suscitare in una persona emozioni differenti come la felicità nel momento in cui si crede a ciò che si è ascoltato, e la tristezza se viene smentita o scoperta, sino a sentirsi vuoti. Lo stato d’animo cambia improvvisamente e, a seconda della gravità della menzogna, è come se crollasse il mondo addosso sentendone tutto il peso; cambia lo sguardo, l’atteggiamento, la visione di una situazione e la considerazione di una persona. La verità ha una sola faccia, la menzogna ne ha molte perché dipende da diverse variabili; può dipendere dalla situazione che si sta vivendo, dalla persona alla quale è rivolta o dallo scopo che si vuole raggiungere. E’ proprio il cambiamento dello stato d’animo in una persona che vorrei rappresentare, dalla menzogna alla verità.
Sarà creata una coreografia che rappresenterà “una affermazione detta”.
 
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Grafiche del silenzio – Manfredi Perego
 
 
Selezionatio Vetrina Giovane danza d’autore 2014; Vincitore Premio Equilibrio 2014
 
durata 20 min.
 
Coreografie/danza/luci: Manfredi Perego
Musiche: Paolo Codognola
Produzione: MP.Ideograms
Con il sostegno di Tir Danza
Con il contributo del Fondo per la Danza D’autore/Regione Emilia-Romagna 2015/2016
 
 
 
Il progetto coreografico “Grafiche del silenzio” nasce dal desiderio di trasporre in forma scenica un percorso personale il quale si potrebbe sintetizzare in tre parole: nascita-lotta-consapevolezza. Per tradurre questi tre termini in linguaggio coreografico, si fa riferimento al segno grafico come se il corpo fosse un disegno in movimento. L’arte grafica di riferimento è il sho-dò giapponese nel quale non è possibile correggere il segno, ma solamente lasciarlo vivere sulla
carta risultato dell’unione di mente, azione, gesto. Lo studio coreografico parla tramite segni dinamici i quali dall’interno del corpo affiorano
muovendo quest’ultimo. Il tema del silenzio viene affrontato come necessaria condizione per la realizzazione di un tratto deciso ed unico, In questo senso il corpo in grafiche del silenzio è inchiostro e pennello assieme, lo spazio viene utilizzato come foglio di carta che si crea e si ricrea attorno al corpo in una serie di quadri non necessariamente cronologici, astratti e dinamicamente differenti. L’ambiente sonoro è a tratti tangente la grafia del corpo ed in altri momenti indipendente, anch’esso dipinge l’ambiente. Inoltre è presente una ricerca di equilibrio tra due anime grafiche contrastanti. John Cage : “Non esistono cose come lo spazio vuoto o il tempo vuoto. C’è sempre qualche cosa da vedere, qualcosa da udire. Anzi per quanto ci possiamo sforzare di creare un silenzio
non ci riusciremo mai.”
 
 
Haiku :
vuoto dentro me
inchiostro di carne è
frastuono muto
(emptiness inside of me
ink of meat is
noise mute)