PERFORMANCE

Don Quijote

Coreografia e regia : Loris Petrillo 
consulenza musicale : Pino Basile 
consulenza drammaturgica : Massimiliano Burini 
musiche : Pino Basile, aa vv 
interpreti : Nicola Simone Cisternino, Yoris Petrillo, Giacomo Severini Bonazelli 
disegno luci : Loris Petrillo 
durata : 60′ circa
 
“Questo mio padrone ho visto da mille prove che è un matto da legare, e anche io, del resto, non gli rimango punto indietro, perché, se è vero il proverbio che dice «dimmi con chi vai e ti dirò chi sei» e l’altro «non donde nasci, ma donde pasci», sono più matto di lui perché lo seguo e lo servo”.
Quella di Don Quijote è una follia sana. Spinta da un impulso interiore che ne deforma la realtà, tanta è la voglia di cambiarla. Il "folle" cavaliere ci mostra il problema di fondo dell’esistenza, cioè la delusione che l’uomo subisce di fronte alla realtà, la quale annulla l’immaginazione, la fantasia, le proprie aspettative, la realizzazione di un progetto di esistenza con cui l’uomo si identifica. Non è quindi difficile immaginarci come lui, oggi. Eterni cavalieri che combattono quotidianamente con i mulini a vento di una società decadente. Il Coraggio di Don Quijote, si divide e si abbatte nell’opera di Cervantes che presenta nella prima parte un uomo che cerca di trasformare la realtà secondo i suoi sogni, mentre nella seconda si sente obbligato ad accettarla. Se nella prima parte Don Quijote si ingannava, nella seconda viene ingannato. Ciò rende più complesso il rapporto fra realtà e follia e invenzione in un gioco di specchi continuo. L’uomo oggi, che sogna un mondo e una vita diversa dal coro, si veste di abiti e di una maschera per combattere il quotidiano,cercando di rendere migliore il mondo che lo circonda quantomeno mettendosi in lotta per denunciarne il declino. Ma è un uomo solo,folle per molti,che viene tenuto
in disparte,emarginato. Il Don Quijote contemporaneo è un uomo che viene illuso, deluso,ingannato e si trasforma da sognatore ironico e spensierato in un personaggio tragico, che prima di dichiararsi risanato e pentito, e dunque vinto, sul letto di morte, esclama, come un mistico: io sono nato per vivere morendo". “Non muoia , signor padrone, non muoia. accetti il mio consiglio, e viva molti anni, perché la maggior pazzia che possa fare un uomo in questa vita è quella di lasciarsi morir così senza un motivo ,senza che nessuno lo ammazzi, sfinito dai dispiaceri e dall’avvilimento…”
E’ a queste parole,quelle che Sancho Panza rivolge al suo cavaliere errante in fin di vita, che Loris Petrillo si ispira per affrontare il suo nuovo lavoro coreografico. Un inno alla resistenza, al coraggio,un invito a rimettersi in piedi per combattere la delusione che si subisce di fronte alla realtà. Oggi come centinaia di anni fa,l’uomo si ritrova a subire una visione crudele della realtà che non ha spazio per l’immaginazione, la fantasia, le aspettative, la realizzazione di un progetto di esistenza con cui identificarsi. Da sempre l’uomo è stato costretto dalle vicende della vita a ripetuti compromessi, a sconfitte, a tristezze,ma con un pizzico di idealismo ogni folle potrebbe essere più savio di quanto si possa credere e scoprire,contro ogni apparenza, la vera essenza
dell’esistenza. Con la sua sete di giustizia ,il Don Quijote di Loris Petrillo,è quel qualsiasi ma non qualunquista uomo che non teme di essere sconfitto e che anzi cerca il continuo confronto come fonte di conoscenza,quell’uomo che non si stanca di combattere,che se cade non ha timore a rialzarsi e più forte di prima, quell’uomo che crede fortemente nei grandi ideali e si batte contro gli pseudo – principi privi di ragione,quell’uomo disposto ad affrontare il lungo viaggio della ricerca del proprio io per perdersi tra i labirinti del mondo. Attraverso il carattere e la personalità dei personaggi del capolavoro seicentesco di Cervantes,Don Quijote,Sancho Panza e Ronzinante,lo spettacolo affronta i temi più profondi dell’esistenza dell’uomo ma senza tralasciare gli aspetti più
grotteschi ed esilaranti degli stessi che per fortuna pure gli appartengono. Lo stesso spettacolo,ora più simile ad una parodia ora ad un elaborato di più complesso spessore,è proprio per questo,soprattutto un viaggio simbolico nei meandri dell’esistenza.
 
 
 
 
 
 
Con il contributo OFFicinaTwaIN_Centro Promozione Culturale del Territorio_Regione Lazio
 
Produzione AcT_Cie Twain physical dance theatre 2015 in collaborazione con TSI La Fabbrica dell’Attore/Teatro Vascello_Roma
 
Prima Assoluta Teatro Cantiere Florida/Versiliadanza_Firenze
 
Con il Sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo