nano-performance

VORTEX

Coreografo: Alain El Sakhawi
Performers: Valeria Zampardi&Fernando Roldan Ferrer

In una società governata dal capitale la nostra noia è tale che finisce per diventare un nuovo mercato solvibile, un prospettive di crescita. Così il capitale crea la cura, immediato,
ma chimerica, alla malattia generata da lui stesso attraverso il disincanto del mondo, la sua sottomissione all’economia, la disintegrazione delle solidarietà naturale, spietata
concorrenza e la solitudine che la accompagna. Un uomo e una donna, ying e yang inconciabili imprigionati nel vortice della « caduta del uomo », unico scampo dalla realtà che non riescono più ad appropriarsi. Durante il loro viaggio, i protagonisti scoprono le stesse emozioni e le realtà che in « real life », quelli dietro le quali sospirano, ma anche quelli dale quali cercano di sosttrarsi: solidarietà, strategia di gruppo, scopo comune, amicizia, amore forse, ma anche tradimento, volontà di dominazione, designazione di un capro espiatorio, perversione. E alla fine, il vuoto…

Il Collettivo QBR ha sviluppato un percorso performativo che in linea con le precedenti creazioni di videodanza approda alla realizzazione di una nanoperformance realizzata nella sala di Scenario Farm, in continuo dialogo tra essa e con l’opera di videodanza “Nous n’attendrons plus les barbares” *, contestualmente proiettata negli spazi del Farm Cultural Park.

Dalla videodanza alla performance, il videomaker e coreografo Alain El Sakhawi si interroga sull’allegoria del mito del peccato originale attraverso l’interpretazione di Fernando Roldàn Ferren e Valeria Zampardi: un uomo e una donna, ying e yang inconciliabili imprigionati nel vortice della caduta dal paradiso, unico scampo dalla realtà di cui non riescono più ad appropriarsi.

* « Nous n’attendrons plus les Barbares »: Allegoria sul mito del peccato originale di Adamo ed Eva trasposto al mondo moderno. Nella poesia di Constantin Cavafy (1863-1933) « En attendant les barbares » « Aspettando i barbari », i Romani aspettano di essere liberati della loro decadenza dalle invasioni barbariche che farebbero rivivere la loro civiltà. La civiltà cristiana non ha da aspettare i barbari, sono già in essa. Società della tecnicita, macchinista, transumanista, senza spiritualità, e senza Dio, si « libera » da sola. Adamo ed Eva intravedono quello che attende i discendenti di Abramo…