EXTRA

Instrument 1

coreografie e regia Roberto Zappalà
musica originale (dal vivo) Puccio Castrogiovanni
danzatori Adriano Coletta, Alain El Sakhawi, Adriano Popolo Rubbio,
Fernando Roldan Ferrer, Salvatore Romania, Antoine Roux-Briffaud, Alessandro Vacca
Musicista Puccio Castrogiovanni
testi di Nello Calabrò
luci e costumi Roberto Zappalà
responsabile tecnico Sammy Torrisi
management Maria Inguscio
Una coproduzione compagnia zappalà danza – Etnafest Arte – Scenario Pubblico – uva grapes contemporary dance festival
La compagnia zappalà danza è sostenuta da Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Regione Siciliana Ass.to del Turismo, Sport e Spettacolo
Instrument 1 <scoprire l’invisibile> é la prima tappa dal progetto Instruments con cui Zappalà ha indagato alcuni strumenti inusuali e in genere difficilmente utilizzati in forma solistica, per renderli protagonisti in scena. Instrument 1, è dedicato al marranzano (scacciapensieri), strumento musicale normalmente associato alla tradizione siciliana e spesso alla mafia. Per questa produzione Puccio Castrogiovanni, uno dei leader del gruppo catanese Lautari, ha esplorato lo strumento in un’affascinante ricerca, portandolo a ritmi e sonorità innovativi e di grande impatto. Il musicista durante lo spettacolo utilizza vari tipi di marranzani, di diversa provenienza.
In scena insieme a Castrogiovanni i sette danzatori della compagnia zappalà danza, tutti uomini, che interpretano con vigore una Sicilia senza confini, in cui la tradizione e il moderno non vedono una netta distinzione, ma si incrociano, si ritrovano, si fondono. Con Instrument I Roberto Zappalà ha anche avviato re – mapping sicily, un percorso con cui il coreografo intende rileggere la Sicilia attraverso il suo linguaggio scenico.
Dall’ ”inizio” ogni viaggio degno di questo nome è legato ad una mappa; che si segua prima di incominciarlo o che si disegni al ritorno, la mappa è sempre un viaggio.
Si può viaggiare anche attraverso i concetti, i luoghi comuni, gli stereotipi, le credenze, le abitudini di un luogo le cui mappe sono logorate per il troppo uso ed è urgente approntarne di nuove. Borges insegna che la mappa non è il territorio, a maggior ragione se il territorio in questione è la Sicilia, perché, come diceva Gesualdo Bufalino, la Sicilia non esiste, ci sono cento Sicilie e ognuna ha altrettante interpretazioni. Per interpretare servono gli strumenti e lo spettacolo si fa carico, nel senso letterale e metaforico, di uno di questi, il marranzano, per farne strumento d’interpretazione, per aprire strade e percorsi che la danza ci propone in maniera dolce e oscura. Ogni strumento è anche una protesi, e la protesi marranzano serve a pescare nel “mare” Sicilia.
Un altro nome popolare di questo strumento è, chi sa perché, scacciapensieri, e la danza dello spettacolo ha l’ambizione alta, com’è giusto che sia, non di scacciarli, ma di farli venire.
Instrument1- scoprire l’invisibile è la prima “camminata” di un viaggio più grande, quello di re-mapping sicily, un progetto per viaggiatori non per turisti perché:
“camminare è una virtù, il turismo è un peccato mortale” (Werner Herzog)
“…con una sequela di immagini fulminanti il coreografo incalza i sette danzatori, diversi per nazionalità. La salda sintonia del gruppo si coagula intorno alla musica originale eseguita dal vivo da I Lautari, musicisti impegnati dal suono vibrato de il marranzano. Lo strumento, pur declinato in tipologie diverse, restituisce d’emblé il tappeto sonoro–evocativo di una Sicilia che, nei sussulti della coreografia, si sdoppia. E’ eterna, per le immagini di esordio, quei veli neri femminili che pescano nella iconografia più antica; ed è prepotentemente nuova, rimodellata dalla travolgente e nuda fisicità dei danzatori. Come una forza che impone se stessa, senza altri fini che una palingenesi
del corpo e della sua poetica, essenziale e vero nella presenza in scena.” Ermanno Romanelli , Danza&Danza
“Applausi entusiastici, interminabili, a conclusione dello spettacolo Instrumment1 del coreografo Roberto Zappalà, su musiche originali de I lautari, eseguite dal vivo in una mescolanza avvincente e travolgente dell’arcaico marranzano con i ritmi più innovativi. Un team internazionale che sa passare disinvoltamente dal gesto di donne luttuose alla eroica nudità di un finale inatteso, dall’intreccio precipitoso dei gesti e dal balzo felino che si avvolge nello spazio alla stasi intensa dell’Adamo che attende il soffio creatore. Applausi del tutto meritati perché lo spettacolo si impegna, anche con uno studiato gioco di foschie e improvvisi fulgori, a rendere comprensibile quello che normalmente sfugge alla vista: il senso che sta dietro il visibile…” Sergio Sciacca, La Sicilia.