Open Door

Open Door – Pinocchio

Cie ECO - Emilio Calcagno

Pinocchio nel Toscano del XIX secolo significa piccolo pignone, ma nella lingua dell’autore del racconto, Carlo Collodi, significa « piccola canaglia ».

Sono cresciuto con Pinocchio e ho apprezzato la versione cinematografica di Comencini. Ma Pinocchio è davvero un racconto per bambini? Non sono sicuro.

Ciò che rende estremamente contemporaneo il racconto di Pinocchio, sono proprio le tematiche affrontate. Un calderone che mescola sogno, realtà, menzogne, verità e manipolazione.

Pinocchio è un orfano, archetipo del figlio bramato sopra ogni cosa: creato su misura dal suo unico genitore, per colmare la solitudine della sua vecchiaia.

Questo racconto prefigura, in qualche modo, ciò che accade ripetutamente oggi. La famiglia si realizza in assenza di uno dei genitori, oppure si procede con l’adozione, o con la procreazione medicalmente assistita.

Pinocchio è un bambino inverosimile, nato da Geppetto che piange la morte prematura di sua moglie, che lo ha lasciato senza la gioia di avere un figlio.

Geppetto, triste e solitario, scolpisce il bambino che lui e sua moglie non hanno mai avuto e desidera educarlo a sua immagine.

Ma, come spesso accade nella realtà, niente va come previsto.

La delusione di Geppetto sarà tanto più forte, quando il primo gesto di Pinocchio, al quale ha appena insegnato a camminare, sarà quello di fuggire. Trasposizione moderna del desiderio costante dei genitori di controllare i propri figli.

Amo molto questa ambivalenza della figura del padre che si pone davanti un ideale di figlio e poi si scontra con la realtà, tutt’altro che ideale.

Questo racconto mi fa riflettere sulle modalità di trasmissione dei valori da parte dei genitori, e come questi valori vengano poi percepiti nell’educazione dai figli.

Questo racconto mette meravigliosamente in scena la violenza dell’educazione, la tensione tra apprendimento e manipolazione, che scivola inevitabilmente nel confronto tra il mondo degli adulti e l’aggressività che si scatena tra i bambini.

Pinocchio impara che, di fronte alla violenza del mondo, la menzogna non è sempre punita, né la verità ricompensata.

Quello che amo in questo racconto, è che gli adulti non sono i garanti della verità. « L’omino di burro », cocchiere del paese dei balocchi, propone una versione menzognera del mondo e cerca di trattenere pinocchio e i suoi amici nella dimensione del piacere fine a se stesso.

Pinocchio è un eroe menzognero, imperfetto, ma degno.

Tradito dal gatto e la volpe, riacquista la sua dignità nel momento in cui viene impiccato. La magia della fata, figura fantasmatica, ricondurrà Pinocchio sulla retta via, che diventerà finalmente, un bambino in carne ed ossa.

Nel mio Pinocchio, ci saranno delle scene cinematografiche, che girerò tra l’Italia e la regione Hauts-de-France. La scelta del video contribuirà a creare un universo al confine tra sogno e realtà.

Il famoso personaggio del Grillo parlante, voce della buona coscienza, sarà interpretato dall’attore Denis Lavant.

 

UN PROGETTO SUL TERRITORIO IN RETE CON LA CREAZIONE

Un progetto sui territori in collegamento alla creazione.
Oltre i 5 interpreti della pièce, desidero intraprendere un cammino di ricerca col pubblico amatore.
Le tematiche cardini di questo racconto riguardano da vicino la famiglia, in un’ accezione assolutamente moderna. È per questo che credo in un contatto diretto con il pubblico.
Desidero intraprendere un cammino prima, durante e dopo la creazione, nel seguente modo:

  1. 1-  Sul tema del desiderio di maternità, vorrei costituire un primo gruppo di una dozzina di adulti senza figli, ma desiderosi di averne: età 25-40.
  2. 2-  Sul tema della trasmissione dell’educazione, vorrei costituire un secondo gruppo, composto da 3 o 6 coppie che abbiano già dei figli. La riflessione partirà dall’influenza che i genitori hanno sui propri figli, fino a che età il bambino recepisce e, a che età comincia ad opporsi ai genitori, e infine, come i genitori hanno reagito.
  3. 3-  Sul tema della menzogna, vorrei riunire 1 o 2 classi di bambini tra i 9 e i 10 anni. Lavoreremo sul meccanismo interno della menzogna, a cominciare da quando impariamo a mentire e perché (questionario+ Atelier 2H). Questo lavoro vedrà prima la compilazione di un questionario preventivamente inviato e, successivamente, il laboratorio di 2 ore.

Sarà disponibile inoltre, un documento pedagogico sul racconto
Questi incontri saranno filmati ed eventualmente integrati nel processo creativo o, restituiti pubblicamente in maniera separata.