24 PRELUDES – la pace dei sensi

anno 2007 durata 60'

chiusura del progetto “Corpi incompiuti”

coreografie   Roberto Zappalà
musiche   Frédéric Chopin (24 preludi per pianoforte)
disegno luci  Marco Policastro

danzatori Daniela Bendini, Anna Bussey,
Veronica Cornacchini, Hilde Elbers, Samantha Franchini,
Wei Meng Poon, Geneviève Osborne, Paola Valenti

foto  Gianmaria Musarra

una coproduzione 
compagnia zappalà danza – Scenario Pubblico
in collaborazione con Teatro Giuditta Pasta di Saronno

Chiusura del progetto “Corpi incompiuti” , che ha tenuto impegnato Roberto Zappalà dal 2002 al 2006, “24 préludes” segna anche l’inizio di un nuovo percorso del coreografo dedicato alla danza pura. Con questa nuova creazione per 8 interpreti, che riprende la coreografia “Foulplay” -realizzata nel 2005 e ispirata a “Commedia” di Samuel Beckett– Zappalà tocca temi come l’amore, la pazzia e la morte con le svariate corde della sua danza . 

Solo se non si è in pace con se stessi e con i propri sensi si è, forse, sani, perché
“La mente, ad eccezione di un deficiente, è sempre caotica”. Dashiell Hammett

Il corpo è incompiuto per definizione in quanto è soggetto all’evoluzione e solo la morte ne ferma l’infinitesimale ma inarrestabile tendenza al cambiamento.
Per concludere il progetto sulla percezione dei sensi dal titolo, appunto, “Corpi incompiuti” non si poteva che arrivare al momento che definisce l’assoluta immobilità del corpo; la “pace” che, se da un lato è indubbiamente la morte, (chi muore non si evolve, si trasforma) dall’altro richiama la pazzia con un paradosso solo apparente. Una pazzia in cui i sensi sono in pace con se stessi perché hanno raggiunto il proprio climax, non vogliono e/o riescono ad allontanarsi, cambiare, evolvere dalla posizione raggiunta.
E se i pazzi (alcuni, tutti?) danzano la propria pazzia allora forse solo la danza pura può “rappresentare” il loro mondo, la loro pace dei sensi.

“…in 24 préludes Zappalà aggredisce gli aforismi chopiniani per il bisogno di tornare alla danza pura e invita a concentrare l’attenzione sui corpi dei suoi ballerini in uno spazio nudo e sulle anomalie psicofisiche, ovvero gestuali, in una danza incessante…in scena avvampa una danza caotica, vivace, tutta linee rigide sporcate da tic e disequilibri…24 préludes è un progetto nitido: non rinuncia del tutto a correlare la sua danza “malata” che poco alla volta diventa attraente nello scuotersi dei corpi, nei loro goffi e bestiali movimenti, alla musica sognante e furibonda, sensuale e frigida, gioiosa e tragica…” Marinella Guatterini, Il Sole 24 Ore

“..Niente di più classico dei 24 Preludi di Chopin.. per questo, ciò che Roberto Zappalà ha fatto e disfatto dei 24 preludi è sorprendente, disarmante, incontestabile. “Piuttosto” geniale, direbbero gli inglesi. Zappalà prende quelle liriche in bianco e nero, quei “sogni dorati” di cui diceva Liszt, e li semina sulla Terra della follia e in corpo ad otto prepotenti, dottissimi danzatori, che , ora isolati ora in branco, ne fanno storie strappate, irriconoscibili, senza tempo e senza fine…Fiumi di applausi e chiamate, alla fine. Dissacrare è facile, consacrare in “altro” modo è, forse, da artista…”
Carmelita Celi, La Sicilia

 “..sono i Préludes di Chopin a dettare i tempi della luce, i tempi dei corpi. Si danza l’attesa e la gioia, la passione e la fine, la follia e la “pace dei sensi” su una partitura di copi. Quelle che intrecciano sulla scena i magnifici “danzatori” della compagnia zappalà danza sono trame fisiche e sonore – dai tic alle filastrocche, dai gorgoglii fino al cinguettio di baci e risa – che vanno al di là del semplice gesto. La prosa coreografica, elegantissima e fluida,  di Zappalà supera il corpo con il corpo: pur nello spazio chiuso della finzione-rappresentazione tutto è al contempo reale e visionario, tanto sensuale quanto elementare, biologico…” Giuseppe Condorelli, Giornale di Sicilia