silent as…

anno 2012 durata 60'
da un’idea di Roberto Zappalà e Nello Calabrò
 
ispirato a posteriori a
il silenzio delle sirene di Franz Kafka
 
 
coreografia e regia Roberto Zappalà
 
danzatori Gaetano Badalamenti, Jan Brezina,
Francesco Colaleo, Maud de la Purification, Liisa Pietikainen,
Roberto Provenzano, Fernando Roldan Ferrer, Ilenia Romano
musiche Gavin Bryars (the sinking of the titanic) / Doctor Rockit (indoor fireworks) /
J.S.Bach (aria sulla quarta corda) / le voci delle madri di Gaza / the raven read di James Earl Jones
 
scene, luci e costumi Roberto Zappalà
assistente scene e costumi Debora Privitera
assistente ripetitrice Paola Valenti
allestimento e responsabile tecnico Sammy Torrisi
montaggio del suono Salvo Noto
produzione e tour manager Maria Inguscio
foto Serena Nicoletti
si ringraziano i danzatori per la preziosa collaborazione
 
una produzione compagnia zappalà danza e Scenario Pubblico international choreographic centre Sicily
in collaborazione con Teatro Stabile di Catania,
steptext dance project (D) e Schwankhalle Bremen (D)
con il sostegno di Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Regione Siciliana Ass.to al Turismo, Sport e Spettacolo
 
 
prima assoluta 9 marzo 2012 TE.ST Teatro Stabile di Catania
 
 
“Silent as…” rappresenta per Roberto Zappalà una nuova partenza poetica.
Rimane l’intenzione di continuare il metodo, ad oggi molto proficuo, di suddividere in “steps” i progetti drammaturgicamente più complessi. ( Il progetto finale presenterà una “visione” che a partire dalla Shoah riflette sulla storia e sulla globalità dei conflitti che nel mondo di oggi ripropongono tante “piccole” shoah).
Da un punto di vista coreografico/drammaturgico si sospenderà, nella costruzione dello spettacolo, la narrazione visionaria che è stata protagonista degli ultimi anni con il progetto “re-mapping sicily”, per dare spazio ad un nuovo percorso iniziato da Roberto Zappalà con “Sud virus”, creato per il Goteborg Ballet, dove è protagonista l’istinto creativo ed una danza astratta nella composizione del movimento ma non per questo meno ricca di suggestioni.
“Silent as…” ha, in questo senso, una sua evidente discontinuità con la precedente produzione “Odisseo” (secondo tassello del polittico “re-mapping sicily”, dove le ante più “piccole” sono state “naufragio con spettatore” e “Instrument 1”), ma la cesura è meno netta di quanto possa apparire. Nel lavoro creativo della compagnia spesso ci si rende conto che i temi affiorano dalle profondità carsiche come fiumi che ritornano alla superfice quando meno te lo aspetti, nei tempi e luoghi più impensati. È appunto la figura di Ulisse/Odisseo che attraverso Kafka fa da trait d’union tra le due ultime realizzazioni di Zappalà. Un Ulisse che nella versione dello scrittore praghese risponde con la finzione del suo silenzio ad un’altra finzione: quella delle sirene che davanti a lui non cantano ma rimangono appunto in silenzio. Un silenzio enigmatico e imperscrutabile più di qualsiasi canto.
E se alla rabbia violenta e terribile della strage dei Proci si può far corrispondere il furore e lo strepito di “Odisseo”, al silenzio che tutto avvolge dopo la strage (e prima del folle volo dantesco), corrisponde la pacificazione apparente di “Silent as…” . Apparente, perché anche i silenzi urlano. Come a Babi Yar: “Qui tutto urla nel silenzio e,/levandomi il cappello,/mi sento come se i capelli mi stessero lentamente diventando grigi./Ed io stesso divengo un lungo urlo/senza suono…” (Evjenij Evtushenko “Babi Yar” *).
*Città Ucraina teatro del massacro da parte delle SS naziste di 33.500 ebrei.
Perché “Silent as…”? Un titolo tronco, così neutro e al contempo poetico ed ampio ?
Il silenzio per Zappalà evoca una serie di suggestioni: la quiete, la morte, la poesia, la tragedia, la musicalità, la libertà, la ferocia, l’immobilità, il colore (il bianco), la neve. Così come il silenzio, ambiguo, inafferrabile e definibile solo in negativo (come assenza di suoni), anche la neve, per il suo vivere uno stato fisico intermedio tra l’acqua e il ghiaccio, è ambigua e portatrice di caratteristiche al contempo positive e negative. La neve evoca la purezza, ma anche il silenzio frastornante dell’indifferenza. La neve gentile e incantevole del nostro pacifico e sereno vivere quotidiano può trasformarsi nelle tragiche e assordanti valanghe della storia.
La neve e il silenzio insieme, hanno la capacità di modificare lo spazio e il tempo, o meglio, la percezione che noi abbiamo dello spazio e del tempo. Il mondo sotto la neve, o mentre nevica, è un mondo dove il tempo rallenta si riduce la visibilità e i movimenti sono altri, diversi dai soliti di ogni giorno; è soprattutto un mondo dove i suoni si riducono, si opacizzano, dove il silenzio è sovrano.
La neve non è un riferimento diretto allo spettacolo, ma è stata un punto di partenza importante per innescare un processo creativo in continua evoluzione. La neve è stata usata come un grimaldello speculativo, concettualmente “sporcata” per far “parlare” il silenzio.
Il silenzio, da quello di dio a quello degli uomini; il silenzio dentro di noi e di fronte all’indicibile; il silenzio imposto come una tortura e come estrema ribellione; come assenza, o sovraccarico, di comunicazione.
Il silenzio sempre relativo e la danza che ne sottolinea e amplifica le ambiguità, le tonalità e le sfumature più sottili. Con la consapevolezza che, se il silenzio è, può essere, musica, anche la danza può farsi carico della musica stessa, nel senso letterale di portarla con sé nello spettacolo.
Nello Calabrò
 
le sirene possiedono un’arma ancora più temibile del canto, il loro silenzio (Kafka “Il silenzio delle sirene”)