pre-testo 2: ACCOGLIENZA

anno 2010 durata 15'
Pre-testo 2: ACCOGLIENZA
 
Creazione di Roberto Zappalà per ArtEZ Dansacademie
 
musica (dal vivo) Eckhart Kopetzki – Moondance
danzatori: ArtEZ Dansacademie
 
 
“Odisseo” è il prossimo progetto della compagnia zappalà danza, ma prima di lavorare sullo spettacolo in progetto per gennaio 2010, il coreografo Roberto Zappalà porterà in scena due creazioni “pre-testo”, che saranno momento di studio e preparazione per “Odisseo”:
“pre-testo 1. naufragio” è già stato proposto nell’ambito dell’uva grapes Catania contemporary dance festival in agosto 2010, mentre “pre-testo 2. accoglienza” sarà elaborato e concepito per I danzatori della ArtEZ Dansacademie, attraverso un lavoro laboratoriale tenuto dal coreografo ad ArtEZ insieme ad alcuni dei suoi danzatori.
In “pre-testo 1” partendo dall’idea del naufragio il coreografo è approdato a concetti quali viaggio, fame/sete, morte/salvezza, assenza di spazio, oltre a riferimenti a Ulisse in quanto naufrago e unico sopravvissuto nell’isola di Alcinoo, per trattare anche la cronaca con i continui attraversamenti dei migranti e i conseguenti e tragici naufragi.
 
Nella creazione per ArtEZ Dansacademie, “pre-testo 2: accoglienza” Roberto Zappalà si sofferma invece su accoglienza e ospitalità.
“Anche accoglienza, come naufragio, ci rimanda a concetti “utili” quali: razzismo, indifferenza, sfruttamento, incontro , minaccia, separazione, ospitalità, altro, straniero, ecc; e ci rimanda a Ulisse che si confronta in prima persona con l’accoglienza in tutto il suo viaggio. È molto interessante una riflessione sulla differenza dell’accoglienza nella civiltà greca antica e oggi, la riporta Ryszard Kapuscinski ne “L’altro”, quando afferma che in quella civiltà “gli dei potevano assumere forma umana e comportarsi come uomini. A quei tempi non si sapeva mai se il viandante fosse un uomo o un dio celato sotto sembianze umane. Questa incertezza, questa intrigante ambivalenza è una delle fonti della cultura dell’ospitalità che impone di accogliere con benevolenza il nuovo arrivato.”
 
L’abbraccio è il gesto che più di ogni altro indica, fa vedere l’accoglienza. Quasi sempre l’abbraccio accoglie e fa partecipare più persone ad un sentimento comune; ma la sua causa è varia può essere opposta: dalla gioia, alla passione, alla felicità, al dolore. In ogni caso l’abbraccio come l’accoglienza sono posti sotto il segno della condivisione. L’accoglienza è falsa se non condividiamo anche poco con chi accogliamo e anche per questo un abbraccio può essere falso se non condivide qualcosa. L’abbraccio è un gesto che si può declinare in tanti modi. (gioia dolore passione felicità stanchezza, ci si abbraccia anche per sostenersi a vicenda, per aiutarsi fisicamente) . E se in Giappone esiste quasi una grammatica dell’inchino nella nostra civiltà si potrebbe instaurare una grammatica dell’abbraccio.
L’abbraccio ci riporta alle persone che amiamo o a cui vogliamo bene, alle persone della cerchia familiare. Persone che abbracciamo perché abbiamo già accolto dentro di noi.
Non si abbraccia in maniera indiscriminata.
Ma pensando ad un altro tipo di famiglia, la famiglia mafiosa , viene da dire che come ogni cosa l’abbraccio non è innocente e puro in maniera assoluta. L’abbraccio è spesso anche un segno di rispetto dovuto a paura e sottomissione un gesto che indica delle gerarchie. Un gesto che nel mondo capovolto, anche dei gesti, della mafia, può essere preludio di qualcosa che all’opposto dell’accoglienza, cioè il rifiuto, fino all’omicidio della persona che si abbraccia.”
[Nello Calabrò]